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Origine geografica delle pietre: opinioni
(a volte) fondate ma solo opinioni

“Gli smeraldi colombiani sono i più belli!”, “I veri rubini birmani hanno un colore ‘sangue di piccione’ ”,

“Gli zaffiri con l’effetto ‘velluto’ sono certamente del Kashmir” … 

Queste sono alcune frasi che ho sentito ripetere nel corso degli anni - ahimè - anche da parecchi addetti ai lavori e me ne dispiaccio non solo perché spesso si ascoltano autentiche scempiaggini da chi si atteggia senza saper cosa dice, ma soprattutto perché l’enfasi – divenuta quasi maniacale – attribuita all’origine geografica delle pietre distoglie il pubblico dall’autentica magia dei colori.

Intanto, perché la provenienza geografica è divenuta così importante per le pietre di colore? La risposta è semplice anche se scomoda: dacché la capacità di riconoscere il Bello è scemata nel tempo, il mercato ha ridefinito il piano dei prezzi in funzione della rarità, vera o presunta, del materiale gemmologico creando un’equivalenza preponderante – e, permettetemi, fuorviante - tra origine geografica e valore della gemma, a prescindere dalla qualità effettiva della stessa. Addirittura, siamo arrivati al punto dove è incredibilmente accettata sul mercato la definizione di “rubino birmano” per un rubino che non ha alcuna certificazione scientifica d’origine ma presenta un colore che la prassi riconosce tipico dei rubini Burma: in altre parole, la Birmania è diventato un colore e non più un’area geografica, oggi Stato del Myammar; non è vero che gli smeraldi colombiani siano tutti belli, ne vengono tutt’ora estratti tanti e solo quelli belli, ossia di grande qualità, sono rari; la maggior parte dei rubini birmani sono di qualità molto ma molto inferiore ai migliori esemplari del Mozambico ed anche della Tanzania, e il 99% dei rubini birmani non presenta colore ‘sangue di piccione’, che peraltro è lungi dal poter essere identificato in modo unanime e preciso.

E’ ben evidente che tutti gli importanti studi scientifici che dal secondo dopoguerra si sono succeduti per classificare i cristalli colorati in base alla provenienza, specie per le cd. pietre preziose, hanno avuto un enorme merito. Ricercare gli elementi comuni agli esemplari di maggior pregio qualitativo consente di aumentare la conoscenza e con essa la spiegazione dei fenomeni che tanto affascinano e appagano il desiderio di emozione dell’essere umano. In questo senso, l’analisi di origine geografica aiuta, in principio, a spiegare scientificamente le caratteristiche di un cristallo. Da qui a tradursi nel fattore principale di valore il passo è tanto innaturale quanto errato: la maggior parte dei rubini birmani sono di bassa qualità, son brutti, e moltissimi devono subire un trattamento di riscaldamento per poter esprimere un colore gradevole; d’altro canto, quando un rubino del Mozambico ha caratteristiche di elevata qualità, quando è bello, non vi è motivo che debba essere valorizzato meno perché non è Birmano. Le recenti vicende di mercato dei rubini Tailandesi sono la prova provata dell’erronea mitizzazione della provenienza geografica!!

Ma poi, quando si tratta il tema della provenienza, parliamo del luogo dove è avvenuto il processo di cristallizzazione o di quello dove il grezzo è stato estratto? Se ci aspettiamo delle certezze assolute, allora la partita è persa in partenza: ricordando che la cristallizzazione naturale avviene in milioni di anni e che la deriva dei continenti ha mutato nel corso di 200 milioni di anni la struttura orografica del mondo in modo radicale, sarebbe pressoché impossibile decidere – per esempio - se un grezzo di zaffiro ritrovato a Sri Lanka non possa aver avuto la propria genesi nel substrato terrestre del Madagascar; qualora invece dovessimo affidarci alla fonte di estrazione, l’unica testimonianza in grado di dare affidamento sarebbe il minatore che fisicamente ha estratto il grezzo ma immediatamente sopravverrebbe la domanda “..e chi se ne importa?...”

L’aspetto che dunque rileva, più di ogni altro, è recuperare la capacità di conoscere e riconoscere il bello, ossia la qualità tecnica ed emozionale a prescindere dall’origine geografica. La difficoltà con le pietre di colore, tuttavia, è che gli aspetti tecnico-gemmologici non sono sempre riconducibili a schemi standard, come invece è possibile per il diamante. Non è un caso, infatti, che nessuno chieda l’origine geografica di un diamante!

Per le pietre colorate, occorre studio, passione e tanta esperienza per poter giudicarne il merito qualitativo… il che non potrà mai essere sostituito dalla provenienza, ancorché espressa su un certificato di laboratorio. 

Un’ultima osservazione: i laboratori esprimono “opinioni” sull’origine per via dell’impossibilità di certezza assoluta e, attenzione bene, sono molto pochi i laboratori attrezzati con i più sofisticati strumenti di indagine scientifica capaci di supportare fondatamente la loro dell’opinione. In conclusione, le affermazioni di laboratorio in merito alla genesi geografica sono solo opinioni e non necessariamente sempre fondate, quindi prendiamole e trattiamole per tali!

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