
Investimento emozionale: quanto vale?
Quando si parla di gemme e gioielli, spesso ci si chiede se questi possano essere oggetto di investimento e fino a che punto valga la pena investire.
Da un punto di vista strettamente economico-finanziario, l’interrogativo non può che trovare risposta negativa. Infatti, il concetto di “riserva di valore” (o “store of value”, per richiamare la letteratura internazionale) non è applicabile in termini generali al caso di specie: mancano i tre requisiti fondamentali per assurgere ad investimento economico-finanziario, ossia equanime misurabilità del valore, pronta liquidabilità ed oggettiva espressione di potere d’acquisto.
Ciò nondimeno, occorre chiedersi cosa significhi lato sensu “investimento”.
In un mondo concentrato prevalentemente solo sull’accumulo di denaro, la risposta pressoché esclusiva identifica l’investimento con un’allocazione di capitale - per l’acquisto di un bene o servizio - che porti ad un rendimento economico-finanziario o che preservi il capitale investito nel tempo. Tuttavia, questa non è l’unica definizione, né necessariamente la più corretta!
Il termine investimento deriva dal latino “in vestis”, cioè dare investitura, “dare ad un altro il possesso di stati, benefici o simili”; da qui una definizione più coerente e generale: un’allocazione di capitale - per l’acquisto di un bene o servizio - che porti ad un beneficio duraturo nel tempo. Beneficio che può essere sì di natura economico-finanziaria, ma non solo! Può essere, infatti, un’emozione, il raggiungimento di un senso di appagamento ed armonia interiore: parliamo allora di “Investimento Emozionale”.
Eccoci quindi al punto chiave per rispondere alla domanda iniziale: SÌ, le gemme e i gioielli possono essere oggetto di investimento purché si parli di investimento emozionale!
E ne è un chiaro esempio il collezionismo: il collezionista acquista per passione, per puro piacere, per appagare il proprio gusto ed il proprio desiderio di provare emozioni. Non crea la propria collezione per diversificare finanziariamente il proprio patrimonio o per perseguire un’operazione speculativa. Solo nel tempo ed acquisendo le adeguate competenze tecniche – gemmologiche e di mercato – il collezionista potrà convertire il proprio investimento emozionale anche in valore economico-patrimoniale.
E attenzione! Non stiamo parlando di acquisti estemporanei. Questi, infatti, circostanziati nel tempo, sono dettati dall’esigenza di soddisfare un atto “dovuto” (il classico regalo per ricorrenza!) o di seguire la moda del momento o – ancora – di manifestare uno status symbol: non si può parlare in questo caso di investimento ma – quasi sempre – semplicemente di costo puro.
Da ultimo, vale la pena fare una riflessione di carattere più generale: ricercare il bello e provare emozioni consentono alla persona di arricchire il proprio bagaglio di conoscenze e quindi la propria cultura, traendone benefici in ogni aspetto della propria vita quotidiana. Pertanto, torniamo ad acquistare per il puro piacere di emozionarsi di fronte alle cose belle, per appagare il proprio gusto personale… “mettiamo il denaro anche al servizio delle nostre emozioni” e non permettiamo al denaro di prendere il sopravvento e “governare” il cuore!