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Le gemme sono tutte preziose

Le gemme hanno affascinato l’uomo sin dall’antichità ed è noto come il loro utilizzo abbia per secoli influenzato in maniera determinante miti, leggende e credenze popolari.

 

“Un diamante è per sempre”, si sa! Ma forse non tutti sanno che anche l’azzurro di una bella acquamarina può regalare emozioni indelebili nel tempo….

E ancora. Cleopatra, regina egizia di indiscutibile regalità, provava un amore talmente viscerale per gli smeraldi - l’unica gemma che considerava degna della sua bellezza e a cui attribuiva magici poteri – tanto da avere l’abitudine di presentare ai dignitari in visita un’effigie di sé intagliata in grandi smeraldi. Ma se è vero che - come sosteneva Plinio il Vecchio nel suo Naturalis Historia - “al mondo non c’è un verde più inteso di quello dello smeraldo”, cosa dovremmo pensare dell’ammaliante verde del granato tsavorite o dell’ipnotico verde del granato demantoide o, ancora, dell’affascinante verde della tormalina chrome?

 

Scopriamo allora che alcune di queste credenze nel corso della storia si sono tramutate in luoghi comuni e falsi miti – o, in termini più moderni, “fake news e bufale” – che ancora oggi affondano le loro radici nel pensiero collettivo. Una fra tutte l’impropria e fuorviante distinzione tra pietre “preziose” e pietre c.d. “semi-preziose”, che da un lato continua a creare confusione tra i consumatori, dall’altro continua a produrre significative distorsioni sul mercato delle gemme!

 

Il termine “semi-prezioso” è stato introdotto per la prima volta nella seconda metà del XIX sec. col significato di “valore meno commerciale rispetto ad una pietra preziosa”, ma dobbiamo giungere al 1904 per avere la prima classificazione “ufficiale” tra pietre “preziose” e “semi-preziose” da parte di un chimico. Max Bauer considerò pietre preziose i diamanti, i corindoni (rubini e zaffiri) e gli smeraldi (berillo), in base ai costi di approvvigionamento del tempo per i suoi studi scientifici. Da allora le altre gemme, anche se di valore, sono comunemente – ed erroneamente – classificate come “semi-preziose”.

 

Già: “erroneamente”! Perché è senz’altro lecito porsi il dubbio circa l’affidabilità e la correttezza di tale distinzione se si considera che ancora oggi esistono concrete difficoltà nel delineare i parametri “universali” per la catalogazione e la valutazione oggettiva delle gemme! Dubbio che a maggior ragione si rafforza se si pensa che la suddetta “storica” classificazione è stata definita da un professore sulla base di prezzi e trend di mercato di inizio ‘900!

 

Non è un caso, quindi, che nel mercato odierno tale classificazione abbia perso di significatività, in quanto nel mercato dei professionisti (… non ancora in vetrina!) si dà priorità alla bellezza ed alla rarità della pietra, caratteristiche oggi riconducibili anche a molte “semi-preziose”: si pensi, ad esempio, all’Alessandrite degli Urali, ad un autentica Tormalina Paraiba non riscaldata o al Granato Demantoide che possono valere ben più di un rubino o di uno zaffiro o di uno smeraldo pur di elevata qualità!

E lo dimostrano anche gli andamenti storici dei prezzi delle pietre, secondo cui i prezzi delle c.d. “preziose”, benché incrementati nel tempo, non sono sempre cresciuti più di quelli delle “semi-preziose”.

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