
Gemme e gioielli non sono beni di lusso
Per quanto strano possa apparire, il settore del lusso, per come è inteso oggi, non è lo spazio naturale delle gemme e dei gioielli.
Gli oggetti “preziosi” ricadono certamente nei beni voluttuari, dunque superflui rispetto ai beni primari della piramide di Maslow ed anche ai secondari in senso economico. Nondimeno, l’Uomo 2,5 milioni di anni fa preferì prima adornare il corpo che coprirlo con abiti. Ciò a ricordare che le funzioni mai abbandonate di questi ornamenti sono la generazione di emozioni, l’affermazione della propria personalità e la comunicazione verso gli altri attraverso la propria apparenza.
In altre parole, sebbene sia incontrovertibile che gemme e gioielli possono assurgere a manifestazioni di vanità, la genesi del desiderio di osservarli, mostrarli od indossarli trova il proprio fondamento, altrettanto pacificamente, nel fascino della relazione tra una persona e uno specifico bene che diventa “prezioso” per motivi diversi.
Il punto chiave, infatti, è proprio il concetto di ‘preziosità’. L’etimologia è chiara: il latino pretiosus deriva da pretium “prezzo, pregio”, dunque costoso ma anche pregiato, ossia che presenta grandi qualità intrinseche da cui discende generalmente un prezzo elevato. Quindi, il cuore della preziosità risiede nel nesso causale tra l’oggetto e l’importanza materiale (perché utile o di alta qualità tecnica o frutto di molto lavoro) o intima (perché compiace o soddisfa un bisogno) che ad esso è riconosciuta o attribuita da una persona. Conseguentemente, il costo non vale in termini assoluti ma relativi: l’emozione o la forza che un granato può suscitare o trasmettere a me non rende la gemma meno “preziosa” di un diamante che mi lascia indifferente, solo perché il prezzo a carato è inferiore.
Qualcuno potrebbe obiettare che tra le ragioni di importanza materiale debba essere ricompresa anche la rarità, intesa come scarsa disponibilità. Vero! Ma da molto tempo non è la rarità a caratterizzare l’economia dei preziosi: le riserve aurifere e diamantifere sono molto più ampie delle rispettive domande di mercato, gli zaffiri non scarseggiano e non credo che vengano estratti più smeraldi di tsavoriti o demantoidi. Paradossalmente, infatti, le gemme più rare, in senso tecnico, ricadono tra le cosiddette pietre semipreziose: alcune sono pressoché sconosciute anche a molti addetti ai lavori (quali per esempio la musgravite e la painite) ed altre, proprio per la loro rarità, sono conosciute ed apprezzate prevalentemente da un numero limitato di appassionati, mercanti e collezionisti (mi riferisco, ad esempio, all’alessandrite degli Urali o ai berilli rossi).
Ora, se vogliamo coniugare le funzioni storiche delle gemme e dei gioielli con il concetto di preziosità, dobbiamo associare l’oggetto “prezioso” al suo valore intrinseco, sia nell’accezione materiale sia in quella emozionale.
Venendo ai tempi nostri, se il Lusso coincidesse con l’olimpo del valore intrinseco, si potrebbe anche ammetterne la naturale appartenenza di gemme e gioielli. Viceversa, Lusso oggi riferisce, in termini generali, ad una manifestazione di ricchezza economica fine a se stessa, ove il prezzo è il fattore implicito (insito nel brand) o esplicito di distinzione primaria, e non invece alla qualità e al valore intrinseco.
Ma se dissocio gemme e gioielli dal Lusso, a quale ambito appartengono? Risposta provocatoria ma molto convinta: allo spazio della Persona in quanto tale! Sia perché le funzioni sopracitate dei “preziosi” sono esplicabili anche a prezzi contenuti, dunque accessibili a tutti, sia perché si prestano a soddisfare gli interessi e gli ambiti di compiacimento più disparati: Miti e leggende, Storia, Geografia, Arte, Fisica, Matematica, Chimica, Disegno, Progettazione, Moda e Costumi, Semiotica dei colori, Simbologia, Cristalloterapia – per citarne alcuni - oltre naturalmente a Geologia, Mineralogia, Gemmologia e Tecniche orafe.